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6 Ottobre 2026San Francesco e il saluto alla Beata Vergine Maria
Nella preghiera si rivolge direttamente alla Vergine, considerandola nella sua relazione con Dio – anzi, con le tre persone della Trinità e in sé stessa
di Brunetto Salvarani
Quello della lauda, genere ampiamente frequentato da Francesco d’Assisi, è un componimento di carattere religioso che conosce una vasta fioritura nel Duecento e sopravvivrà a lungo nei secoli seguenti. Ha la sua origine nella poesia liturgica latina, e in particolare dalle sequenze. Il suo nome oscilla tra la forma lauda e laude, riferendosi in ogni caso alle lodi che si offrivano alla divinità in sequenze ritmiche cantate.
Questa lirica – tra le più sobrie e contemplative tra quelle che compaiono negli Scritti – è ispirata, evidentemente, alla preghiera mariana per eccellenza, l’Ave Maria: potrebbe essere stata composta in funzione di qualche evento svoltosi nella chiesa di Santa Maria degli Angeli. Francesco arricchisce il testo- matrice, peraltro, di pensieri raccolti da altri materiali mariani e liturgici, da alcuni passi messianici del Primo Testamento e dal Vangelo di Luca, oltre che dai padri (specificamente Germano, vescovo di Costantinopoli, e Pier Damiani). Di trasparente carattere contemplativo, come capita sovente per gli Scritti non è facile collocarla cronologicamente: in genere, prossima all’altra lauda Saluto alle virtù per motivi interni ed esterni, si può pensare a quello stesso 1223, e comunque a non prima del soggiorno in Oriente (1219-1220).
Nella preghiera l’autore si rivolge direttamente alla Vergine, considerandola nella sua relazione con Dio – anzi, con le tre persone della Trinità – e in sé stessa. La esalta in quanto luogo per eccellenza in cui Dio si è manifestato, con immagini particolarmente evocative: la sua casa, il suo palazzo, il suo abito. Fino a farsi, a un tempo, sua madre e ancella. Tra i diversi titoli con cui Maria è definita, spicca, accanto a quelli più consueti all’epoca di Francesco, quello di “virgo ecclesia facta”, che rinvia alla consuetudine cara alla patristica del primo mil di evidenziare l’analogia della Vergine con la Chiesa.
Il rimando è al fatto che Maria è il primo luogo abitato dalla Trinità e insieme primizia della Chiesa, dimora delle persone divine già prefigurata dalle antiche dimore di Dio in mezzo al suo popolo, Israele. Ed è bello ricordare che Tommaso da Celano, nella sua seconda biografia di Francesco, annota che il futuro santo “circondava di un amore indicibile la Madre di Gesù, perché aveva reso nostro fratello il Signore della maestà. A suo onore cantava lodi particolari, innalzava preghiere, offriva affetti tanti e tali che lingua umana non potrebbe esprimere” (Vita secunda , n. 198).




