Cantina
Attualità, Carpi
Pubblicato il Novembre 12, 2025

Cantina di Carpi e Sorbara, dal bicchiere alla tavola a Km zero

La Cantina di Carpi e Sorbara rafforza il suo rapporto con il territorio e arricchisce di novità i punti vendita

di Maria Silvia Cabri

È una realtà storica del nostro territorio, con il quale è orgogliosa di mantenere uno stretto rapporto. È la Cantina di Carpi e Sorbara, una Cooperativa con 1000 soci produttori e una capacità produttiva di 300.000 ettolitri di vino l’anno. La Cantina è nata nel 2012 dalla fusione di due realtà storiche del panorama vinicolo modenese: la Cantina di Carpi, fondata nel 1903, ed esempio pionieristico di Cooperazione sociale, e la Cantina di Sorbara, fondata nel 1923, ovvero il nome che per eccellenza identifica il Lambrusco Doc. Presidente della cooperativa è Alessandro Mastrotto, vice presidente Carlo Piccinini, mentre Daniele Artioli è il direttore generale.

Il legame con il territorio

Nella Cantina di Carpi e Sorbara, tradizione e innovazione si coniugano: “Nella cooperativa ci sono 1000 soci produttori – spiega Eleonora Rossi, responsabile della comunicazione e coordinatrice dei punti vendita -. La qualità è un elemento fondamentale per la Cantina: viene raccolta l’uva di oltre 2.000 ettari di differenti vigneti, tra le provincie di Modena, Reggio Emilia, Bologna (Colli bolognesi) e la bassa mantovana, per poter selezionare la migliore materia prima e destinarla ai vini. Quello a cui teniamo molto è di continuare a fare vivere e valorizzare il territorio, mantenendo il legame con lo stesso. Nonostante l’innovazione e le tecnologie occorre, infatti, sempre ricordare ‘da dove veniamo’ e che la Cantina è voce ed espressione di tutti i soci produttori che si apprestano a versare il loro raccolto”. Anche il Km zero è tutelato: “La nostra filiera – prosegue Eleonora Rossi – rappresenta al 100% il territorio: si va dalla campagna ossia dai soci produttori, alla bottiglia finita. Lavoriamo i nostri prodotti a chilometro zero, elemento per noi molto importante al fine di valorizzare i vitigni autoctoni”.

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