“Bellezza e libertà non sono idee, ma gesti di solidarietà”: monsignor Castellucci al Cantastorie Festival di Mirandola
"Le domande hanno messo al centro il ruolo della cultura: non semplice intrattenimento, ma occasione concreta di crescita umana e civile"
Monsignor Erio Castellucci e Guido Zaccarelli
di Guido Zaccarelli, docente universitario e giornalista
La libertà è come l’arte. L’arte è espressione autentica di bellezza e di libertà, perché riporta agli ideali e permette all’uomo di realizzarli. Cogliere la bellezza come essenza e la libertà come responsabilità vissuta significa comprenderne il senso più profondo: non un concetto astratto, ma un’esperienza viva e quotidiana. In questo senso, la libertà diventa il modo con cui l’uomo dà forma a ciò che sente dentro: trasforma emozioni, intuizioni o idee in qualcosa di concreto e reale. È anche relazione: crea un ponte tra ciò che siamo e ciò che scegliamo di essere. Sabato 25 aprile, nell’ambito del Cantastorie Festival di Mirandola, ho avuto l’onore di dialogare con il vescovo Erio Castellucci sul tema “La bellezza ci renderà liberi”, nella cornice dell’ex liceo classico. Un incontro autentico, capace di unire pensiero ed emozione. Davanti a un pubblico attento e partecipe, si è sviluppato un dialogo vero, mai formale, in cui bellezza e libertà si sono rivelate parole vive. Le domande hanno messo al centro il ruolo della cultura: non semplice intrattenimento, ma occasione concreta di crescita umana e civile. In un tempo segnato da divisioni, è emersa la necessità di riscoprire luoghi e momenti condivisi, dove tornare ad ascoltarsi e a costruire relazioni. Particolarmente significativo è stato il richiamo al legame tra cultura e Costituzione: due realtà che si sostengono a vicenda e contribuiscono a formare cittadini consapevoli e responsabili. Ciò che mi ha colpito maggiormente è stata la semplicità con cui monsignor Castellucci ha restituito il senso di questi temi, richiamando più volte l’importanza di vivere la libertà non come un’idea astratta, scontata, ma come una responsabilità concreta, una conquista quotidiana, che richiede memoria, responsabilità e partecipazione. Il messaggio rivolto ai giovani è stato chiaro: la libertà va vissuta, incarnata nelle scelte quotidiane, resa concreta attraverso gesti di solidarietà, rispetto e impegno. La cultura, grazie a eventi come questi, diventa così uno spazio vitale, dove i valori prendono forma e diventano esperienza condivisa. Personalmente, ho vissuto questo dialogo come un momento di grande autenticità: non solo uno scambio di idee, ma un incontro tra persone e sensibilità diverse, unite dal desiderio di costruire comunità. La libertà non si possiede una volta per tutte: accade ogni giorno nel modo in cui guardiamo, ascoltiamo e scegliamo. La bellezza ci educa a questo sguardo, perché non si impone, ma si riconosce; libertà e bellezza chiedono di essere vissute nelle scelte più semplici e vere. Un sentito ringraziamento a Filippo Reggiani per aver ideato e organizzato con passione la terza edizione del Cantastorie Festival.




