“Preferirei essere chiamato per nome”: presentato il volume che raccoglie dieci anni di lettere e riflessioni di monsignor Castellucci
Carpi, Chiesa, Eventi, Modena, Territorio

Pubblicato il

13 Maggio 2026

“Preferirei essere chiamato per nome”: presentato il volume che raccoglie dieci anni di lettere e riflessioni di monsignor Castellucci

A dieci anni dal suo arrivo come arcivescovo di Modena-Nonantola, don Erio ha lasciato un segno profondo nella comunità diocesana, distinguendosi per profondità teologica, umiltà, vicinanza e dedizione pastorale, e sull’esempio dei padri della Chiesa ha saputo far dialogare sapere teologico e ministero apostolico.

 

Si è tenuta venerdì 8 maggio, nella sala della Traslazione del complesso conventuale di San Domenico a Bologna, la presentazione del volume che raccoglie le Lettere pastorali e le Lettere alla città di Modena di monsignor Erio Castellucci, pubblicato nel 2025. L’iniziativa, promossa dalla Facoltà Teologica dell’Emilia-Romagna, ha rappresentato un segno di gratitudine nei confronti dell’arcivescovo a dieci anni dal suo ingresso alla guida dell’arcidiocesi di Modena-Nonantola. Un decennio di ministero episcopale segnato da uno stile pastorale improntato alla vicinanza, all’ascolto e alla capacità di intrecciare riflessione teologica e vita concreta delle comunità.

Alla presentazione sono intervenuti, oltre a monsignor Castellucci, il cardinale Matteo Maria Zuppi, Fausto Arici, preside della Fter, e padre Gianni Festa. Introducendo l’appuntamento, padre Festa ha sottolineato il legame profondo tra la Facoltà e l’arcivescovo: «Il motivo della presentazione di questo libro è riposto proprio nell’affetto che la facoltà gli dimostra e anche nella gratitudine nei suoi confronti». Una riconoscenza maturata negli anni dell’insegnamento e della guida accademica, durante i quali monsignor Castellucci aveva saputo coniugare, secondo il docente, “il pensiero” e “la pratica pastorale”.

Nel corso dell’incontro, l’arcivescovo ha spiegato quale fosse il “filo rosso” che attraversava le pagine del volume. «Il filo rosso c’era ed era il Vangelo – ha affermato – nel senso che ho semplicemente tentato di leggere sia nelle lettere pastorali che nelle lettere alla città l’attualità della Chiesa e l’attualità sociale alla luce dei principi del Vangelo». Dai temi della pace e della demografia fino all’ambiente, dall’iniziazione cristiana alla famiglia e alla formazione degli adulti, tutto, ha osservato, nasceva dal desiderio che «il Vangelo continuasse a parlare al mondo e alla Chiesa di oggi».

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