Il Signore è buono e grande nell’amore
In cammino con la Parola

Pubblicato il

11 Settembre 2026

Il Signore è buono e grande nell’amore

Commento al Vangelo di domenica 13 settembre

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito. (…) Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto». (…)

Commento

A cura di Doriano Vincenzo De Luca

La giustizia non può non essere invasa e pervasa dalla misericordia. Dio giudica giustificando, gli uomini giudicano giustiziando. Il Signore ci esorta e ci incoraggia ad aprirci alla forza del perdono, perché nella vita non tutto si risolve con la giustizia. C’è bisogno dell’amore viscerale e materno di Dio che è insieme giustizia e misericordia. È interessante chiederci, alla luce dell’invito di Gesù a non quantificare la misura del perdono, su quale versante giocare la connessione tra giustizia e misericordia: su quello dell’intelligenza che spesso risulta essere aridità di sentimenti, difficoltà di rapporti, astrattezza di vissuto, opinabilità di giudizio, o su quello dell’amore che è grande nel perdono, sensibile nei rapporti, delicato nei giudizi, profondo nei sentimenti, duraturo nell’espressione?

Non creiamoci, dunque, un tribunale nel cuore in cui gli altri sono gli accusati ed i colpevoli e noi gli innocenti perseguitati: non condanniamo, non giudichiamo, scopriamo la via della misericordia e del perdono, non pretendiamo che valga soltanto il nostro giudizio, facciamo luce sulle situazioni, pronti a cambiare e a fare strada alla verità che non possediamo ma ci possiede. Il Vangelo di questa domenica è un’esortazione forte e chiara a spezzare la spirale della vendetta e la catena dell’odio, disarmando la prigione del rancore e dell’ira, un invito accorato a pronunciare con prudenza, accortezza e cautela la quinta delle sette domande sulle quali è costruita la preghiera del “Padre Nostro”, di cui questa parabola sembra quasi una parafrasi: “Rimetti a noi i nostri debiti, come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori”.

La parola centrale è il “come” (kàtos), non solamente nel suo significato di complemento di paragone, ma soprattutto nella sua accezione “causale”: perdonarci vicendevolmente “siccome” lui ci ha perdonati e continua a perdonarci mediante il suo Spirito, appunto, per il fatto, che anche noi siamo messi in grado, siamo messi nelle condizioni di perdonarci gli uni gli altri come il Signore ha fatto e continua a fare con noi, facendoci incamminare verso quella felicità che prova il “Dio in ginocchio” nel servire le sue amate creature.

Noi non siamo in grado di cambiare gli altri, possiamo solo, e con fatica, cambiare noi stessi. È attraverso questo cambiamento- trasformazione che possiamo avvicinarci a qualsiasi “altro”, che saprà, forse, cogliere l’amore riconquistato nella libertà. È l’arte di ricominciare che richiede coraggio, resilienza e adattabilità. Il coraggio che ci spinge a intraprendere nuove strade, a metterci in gioco e a superare le resistenze interiori che possono ostacolarci; la resilienza come capacità di affrontare le avversità, le sfide e le delusioni senza soccombere; l’adattabilità come spinta a modificare i nostri comportamenti, le nostre abitudini e le nostre aspettative in risposta alle nuove circostanze.

Insomma, un viaggio che richiede impegno, pazienza e un profondo lavoro interiore, un’opportunità straordinaria per la crescita personale, un cambiamento positivo e il raggiungimento di nuovi obiettivi e realizzazioni. Chi blocca questo circolo virtuoso della misericordia condanna se stesso al fallimento. Il risentimento ci fa coniare la moneta falsa del giudizio e della calunnia. Il perdono, invece, ci aiuta a far splendere sul nostro volto il sole della giustizia e lo splendore della bontà.

L’opera d’arte

Claude Vignon, Parabola del servo malvagio (1629), Tours (Francia), Musée des Beaux Arts. Questo dipinto del francese Claude Vignon è fra le rare opere, nella storia dell’arte, raffiguranti la parabola che leggiamo nel Vangelo di questa domenica. Grande conoscitore della pittura italiana – dal manierismo a Caravaggio, dai Carracci a Guido Reni – Vignon fu molto richiesto dalla committenza laica ed ecclesiastica del suo tempo, lavorando anche per il re Luigi XIII e il cardinale Richelieu. Uno stile “magniloquente”, quello di Vignon, ben visibile in quest’opera in cui è raffigurato il momento finale della parabola, quando, dice Gesù, “sdegnato, il padrone diede in mano agli aguzzini (il servo malvagio), finché non avesse restituito tutto il dovuto”.

L’intensità della scena è data dalla contrapposizione dei due protagonisti – la durezza del “re” padrone e il volto angosciato del servo trascinato dalle guardie – e dalla sontuosità dell’abbigliamento del primo, del mobilio e della tenda sullo sfondo a destra. Da notare, sul tavolo, una natura morta costituita dai libri, a cui il pittore dà rilievo mettendoli in primo piano, registri che sono la prova inconfutabile delle malefatte del servo.

V. P.

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