Preghiera. Un milione di bambini recita il Rosario con il Papa: perché dovrebbe interessarci?
Attualità, Chiesa

Pubblicato il

1 Ottobre 2026

Preghiera. Un milione di bambini recita il Rosario con il Papa: perché dovrebbe interessarci?

Si svolge nel pomeriggio di oggi l’iniziativa “Un milione di bambini recita il Rosario”, che coinvolge bambini di tutto il mondo nella preghiera mariana

Perché mai l’iniziativa “Un milione di bambini recita il Rosario” dovrebbe interessarci, interrogarci e muoverci a partecipare? Perché vi prende parte il Papa e mostrarsi entusiasti per ogni cosa cui partecipa il successore di Pietro è dovere di un buon cristiano (e magari, in alcuni ambienti, anche una “carta da giocare” per accrescere la propria importanza)? Perché Maria è più importante (e più buona) di Dio? Perché attraverso la devozione mariana il cattolicesimo vuole mostrare i suoi “muscoli” e i suoi “numeri” (le nuove generazioni) per darsi un’importanza geopolitica che non gli viene più riconosciuta ormai da tempo (non è e non sarà mai un “relitto del passato”)? Perché i bambini hanno un potere quasi “magico” (la preghiera) davanti a Dio (gli fanno cambiare idee e azioni) che gli adulti invece non hanno?
Sono tutte risposte possibili e rintracciabili sul grande mercato dell’infodemia contemporanea. Mi sembra, però, che rimangano, nel loro funzionamento, “di parte”. Si concentrano su una parte (il Papa, Maria, Dio, il cattolicesimo, la devozione mariana, i bambini, la preghiera e le preghiere…), la usano a proprio uso e consumo per attirare l’attenzione, ma non si aprono al tutto che, come ricordava Papa Francesco, è invece superiore alle parti. Se dunque dovessimo fare spazio a questo tutto, cosa potremmo rispondere?

Maria riverbera le esigenze supreme della fede
Prima di tutto, che aveva ben ragione il Concilio Vaticano II quando affermava che Maria “per la sua intima partecipazione alla storia della salvezza, riunisce per così dire e riverbera le esigenze supreme della fede” (Lumen gentium 65). Accostarsi a lei attraverso il Rosario dà pertanto l’opportunità di scoprire la fede in Dio:
– come vocazione alla santità – che è manifestata dall’indeducibile eccedenza della risurrezione della carne – e non alla mondanità, che si fa evidente attraverso la corruzione e la dissoluzione di tutto e di tutti;
– come incontro reale con un Dio che dona tutto se stesso (Padre, Figlio, Spirito) nella storia senza nascondersi nelle maschere degli idoli morti (non parlano, non respirano, non odono, non camminano…), perché tale storia, segnata dalla finitudine del tempo e dello spazio, diventi “porta aperta” al suo “oltre”, che è il vedere Dio “faccia a faccia”;
– come esperienza di quel che i processi naturali non sono in grado di realizzare appieno: la gratuità e la compassione per gli ultimi e i deboli, grazie alle quali si diventa “disarmati” e si sceglie di essere “disarmanti”, per essere così autentica “immagine di Dio” e “specchio” che lo riflette.

Un diritto, prima ancora che un dovere
In secondo luogo, che la fede in Dio, riverberata e intimamente partecipata da Maria, rimane l’unica vera questione essenziale cui ogni persona umana ha diritto di essere educata, sin dalla nascita. È vero, per molto tempo i credenti hanno fatto coincidere, nella pratica (e talvolta anche nella teoria), educazione e imposizione. E ciò, come ricorda ancora il Vaticano II, non è accaduto senza effetti: tra di essi, infatti, va annoverato esplicitamente l’ateismo contemporaneo (cfr Gaudium et spes 19-21). Ma una volta consapevoli dell’impossibilità (pratica e teorica) di simile coincidenza, e chiesto sinceramente perdono all’umanità per tale gesto e per le sue conseguenze (come fece, anche se non capito da tanti, san Giovanni Paolo II durante il Grande Giubileo del 2000), non si può tacere davanti al silenzio che viene imposto alla questione essenziale della fede con la sua espulsione dal circuito socio-educativo delle nuove generazioni, a partire dalle stesse famiglie. La fede in Dio, almeno in prospettiva cristiana, è:
– un diritto, prima ancora che un dovere;
– un diritto inalienabile ed essenziale alla dignità umana, proprio quella che la violenza e l’omicidio sistematicamente calpestano, giustificandolo con le molte facce della cultura dello “scarto” e delle sofferenze che essa impone e produce.
Mi sembra pertanto che il Rosario pregato dai bambini insieme al Papa sia un segno e uno strumento per vivere questi insegnamenti conciliari. È poco?

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